mercoledì 5 dicembre 2018

E' GIA' TROPPO TARDI


Trent’anni fa l’impatto negativo dei gas serra prodotti dall’uso dei combustibili fossili e dagli incendi delle foreste pluviali è diventato di dominio pubblico.

Ci sono voluti un secolo di letteratura scientifica e un profondo cambiamento nella percezione dell’opinione pubblica perché ciò accadesse.
Basta pensare che Svante Arrhenius, lo scienziato svedese che nel 1896 fu il primo a prevedere l’impatto globale del riscaldamento prodotto dall’uso del carbone, l’aveva visto come una benedizione, che avrebbe giovato alla produzione agricola e favorito un clima più temperato.


Nei decenni successivi, il problema emerse sporadicamente in qualche articolo, tra cui uno apparso sul New York Times nel 1956, in cui si sosteneva che l’accumulo di emissioni di gas serra derivanti dalla produzione di energia avrebbe portato a cambiamenti ambientali e si prevedeva quello che sarebbe poi diventato il principale ostacolo alla lotta contro le emissioni nocive: la disponibilità di combustibili fossili. “In gran parte del mondo carbone e petrolio sono abbondanti ed economici, e ci sono ottime ragioni per credere che l’industria li userà fin quando le converrà”.

Verso la fine del 1988, dopo che una serie di circostanze avevano portato alla ribalta l’effetto serra, fu istituito il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPPC). Giusto un anno prima si era cominciato ad abbozzare un primo tentativo di soluzione con il Protocollo di Montreal, che stabiliva una serie di misure volte a eliminare certi composti sintetici dannosi per la fascia d’ozono stratosferico.

Una data cruciale fu il 23 giugno 1988, quando il climatologo James E. Hansen concluse senza mezzi termini una rivelatoria relazione al Senato USA: «L’effetto serra è rilevato e sta già mutando il nostro clima».

Le tecnologie delle energie rinnovabili sono in grande sviluppo, con una crescita vertiginosa degli impianti solari ed eolici e un grosso miglioramento nelle prestazioni delle batterie necessarie a tenere in funzione gli impianti in mancanza di sole o di vento.

Ma per soddisfare la sua sete di energia il mondo si serve ancora dei combustibili fossili per più dell’85%. 
I progressi nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili sono stati subissati dall’aumento della domanda di energia fossile dovuto alla diminuzione della povertà globale.

Inoltre, negli Stati Uniti come in gran parte dell’Europa, l’energia nucleare a basse emissioni di carbonio è in regresso: le comunità, memori dei disastri del passato, si battono per la chiusura delle vecchie centrali, mentre lo sviluppo di quelle nuove è ostacolato dagli alti costi.

Come si spiega la mancanza di progressi significativi nella lotta al cambiamento climatico causato dall’uomo?

Siamo in grado di individuarne le cause?

Esistono diverse teorie e quasi altrettanti schieramenti in proposito: si parla di carenza di finanziamenti per la ricerca (questa è stata spesso la mia posizione), dell’influenza dell’industria sulla politica, della scarsa copertura mediatica, della deliberata rimozione del problema da parte di chi investe nei combustibili fossili o è contrario a interventi governativi.
E poi c’è il fattore “pensiero scomodo”, come ho definito una serie di nostri comportamenti e norme sociali che ostacolano la piena comprensione del problema del cambiamento climatico.

Ricerche svolte da schiere di scienziati e studiosi confermano una conclusione sconfortante: il cambiamento climatico è diverso dai problemi ambientali che abbiamo avuto finora, e non è possibile “aggiustarlo” come abbiamo cominciato a fare con lo smog o il buco dell’ozono, attraverso leggi e trattati circoscritti o piccole modifiche tecnologiche; è un fenomeno troppo vasto in termini di spazio, tempo e complessità. Inoltre, le emissioni che lo causano sono conseguenza fin troppo diretta della sovrappopolazione del pianeta, abitato da circa 7,5 miliardi di persone, che tra qualche decennio diventeranno 10 miliardi.

Le reali dimensioni di quanto sta accadendo alla Terra emergono solo se l’aumento delle emissioni dei gas serra si considera assieme ad altri parametri di misurazione dell’attività umana. 

In un rapporto scientifico del 2015 intitolato The Great Acceleration (la grande accelerazione) è stato presentato un quadro globale di grafici che illustrano vari effetti dell’attività umana, dall’impoverimento delle foreste tropicali, alla produzione di carta, all’utilizzo delle risorse idriche. 

Questi grafici presentano quasi tutti lo stesso andamento della curva delle emissioni di CO2. Inquinamento e cambiamento climatico sono quindi i sintomi di una situazione più ampia, cioè dell’era del maggiore impatto dell’uomo sulla Terra, che sempre più spesso viene chiamata Antropocene.

Adam Frank, astrofisico dell’Università di Rochester, ha iniziato a valutare possibili conseguenze per il pianeta, ipotizzando vari scenari in base alla nostra conoscenza dei pianeti che potrebbero ospitare la vita al di fuori del Sistema Solare.

Da modelli matematici abbastanza semplici sono emersi tre scenari piuttosto ampi, che Frank descrive in un nuovo libro intitolato "Light of the Stars" (Luce delle stelle).

Primo scenario, definito “atterraggio morbido”, vede una civiltà e il suo pianeta raggiungere senza intoppi una nuova stabilità.

Secondo scenario, il “declino”, le condizioni ambientali di un pianeta si degradano e le sue popolazioni si riducono drasticamente, pur sopravvivendo. «È difficile capire se una civiltà tecnologica può sopravvivere dopo aver perso circa il 70% della popolazione», spiega Frank. 

Terzo scenario: il collasso. «La popolazione cresce, il pianeta si surriscalda, e a un certo punto la popolazione si azzera», continua Frank. «Abbiamo anche individuato un modello in cui il collasso avverrebbe nonostante l’avvenuta transizione da una fonte energetica ad alto impatto - come i combustibili fossili - a una più sostenibile, come il solare».

Studiando lo spazio per valutare possibili prospettive terrestri, Frank è arrivato al punto da cui era partito James Hansen: Venere, il nostro bollente vicino. All’inizio di quest’anno ho chiesto a Frank come vede il futuro della Terra.

Lui pensa che per qualunque biosfera che abbia sviluppato una civiltà industriale su scala planetaria come la nostra sia arduo evitare grandi sconvolgimenti. 

«La domanda è: quanto spesso questa civiltà riesce a compiere la transizione, riemergendo come parte ancora fondamentale della biosfera ormai modificata? Molto può dipendere dal patrimonio evolutivo acquisito dalla specie». In altri termini, dipenderà dalla capacità delle popolazioni di pensare e agire in modo da adattarsi alla nuova realtà e gestirla in maniera responsabile.

È una domanda per la Terra, dice Frank: «Ce l’abbiamo, noi, quello che serve? Io lo spero, ma credo che lo scopriremo presto».

VITTORIO SGARBI VA IN PENSIONE - “È incredibile, ero sempre in aspettativa”

Vittorio Sgarbi secondo qualcuno, senza aver praticamente mai lavorato un giorno, sebbene occorra precisare che la sua aspettativa ultra trentennale non sia stata in alcun modo pagata dall'ente pubblico nel quale era assunto. 


A raccontare la vicenda è stato il settimanale Panorama, ripreso da diversi quotidiani tra cui Il Fatto Quotidiano. 

Quello che, in molti, disconoscono di Vittorio Sgarbi è che, dal 1985, è anche un funzionario pubblico del Ministero dei Beni Culturali. 
Secondo quanto scrive Il Fatto Quotidiano va in pensione con 51 anni di contributi, molti dei quali figurativi. Vittorio Sgarbi è nato nel 1952, dunque ha 66 anni. Il suo primo lavoro è stato quello di insegnante supplente nella zona di Ferrara a vent'anni, nel 1972, invece, è diventato prima ispettore e poi soprintendente dei Beni Culturali.
Il totale degli anni di lavoro fa 46, se si considera che dal 1985 è in aspettativa. 

A ciò vanno aggiunti i quattro anni riscattati per la laurea e uno di perfezionamento.
Sgarbi, dunque, si torva ad andare in pensione raggiungendo gli stringenti obiettivi disposti dalla legge Fornero. "E' incredibile - ammette - e non l'ho chiestoMe l'hanno comunicato, vado in pensione con le regole più severe per limite anagrafico". 

Nel corso di un'intervista Sgarbi ha anticipato che la sua pensione dovrebbe essere tra i 2500 ed i 3500 euro al mese. 

Una cifra che, comunque, non sarebbe sufficiente  per lo stile di vita e le esigenze di Sgarbi.

Si parla di spese per 30mila euro mensili tra assistenti, dipendenti della Fondazione e ben 7mila euro di affitto

"La mia lunghissima aspettativa - ha detto - è stato un risparmio per lo Stato. 

L'hanno avuta tutti e mi apre giusto perché è una regola democratica". 

Occorre ricordare comunque che Sgarbi resta sindaco di Sutri e in carica come deputato che gli daranno altre entrate finalizzate a mantenere tutte le sue attività ed interessi.

sabato 23 giugno 2018

MA CHI E' MACRON ?


Macron è l’enfant gaté dei circoli di potere della Francia socialisteggiante che, dopo il disastro di Hollande, ha con astuzia preso il potere.
Uscito dalla prestigiosa Ecole Nationale d’Administration (Ena), Macron entrò al ministero della Finanze, ramo ispezioni fiscali.
Dal  2008,al 2012 cominciò a fare il banchiere d’affari con i Rotschild, diventando rapidamente milionario.
Ha avuto una carriera stellare (e anche sospetta) presso la Rothschild Bank, l'impero finanziario che controlla le banche centrali in quasi tutti i paesi del mondo.
Nel 2011, Rothschild approda in Libia, mentre la guerra è ancora combattuta.
Allo stesso tempo, gli squali che circondano gli Stati Uniti e il mondo bancario europeo fanno la più grande rapina del secolo, confiscando 150 miliardi di dollari di fondi sovrani libici. 
In quattro anni in cui Macron si è formato a Rothschild gli forniscono un'entrata nell'élite della finanza globale, dove sono previste grandi mosse come la demolizione dello Stato libico.
Poi passa alla politica, facendosi una carriera stellare (anche qui sorge qualche sospetto), prima come sottosegretario generale dell'Eliseo, poi come ministro delle finanze.
Nel 2014 allorché diventa ministro dell’Industria e delle Finanze nel governo Valls, di cui ovviamente sposa tutte le scelte: dal commercio d’armi con le petromonarchie del Golfo Persico alla cosiddetta Loi Travail, approvata bypassando la discussione in parlamento.
Legge portatrice di innovazioni di questo genere:
1) possibilità di per i datori di lavoro di imporre per cinque anni un aumento dell’orario o una diminuzione del salario tramite un mero accordo aziendale;
2) possibilità di ridurre, tramite accordo aziendale, la retribuzione degli straordinari anche quando un accordo di settore preveda una remunerazione più alta;
3) possibilità (solito accordo aziendale) di portare la settimana lavorativa a 46 ore e l’orario giornaliero a 11.
E poi, ovviamente, i “licenziamenti economici”, giustificati non più solo quando l’azienda è in crisi o in dissesto ma anche quando l’azienda li ritenga necessari per “mantenere la competitività sul mercato”.
Nel programma con cui ha vinto l’elezione annuncia 120mila licenziamenti nel settore pubblico e meno tasse per le imprese. 
Si batte per l’Europa (come tutti i banchieri).
Gli immigrati Sono una risorsa, dice Macron. 
Nel 2016, in pochi mesi, crea il proprio party, En Marche !, un "instant party" supportato e finanziato da potenti gruppi multinazionali, finanziari e dei media che aprono la strada alla presidenza. 
Ma è tutto su Macron?
Dietro le sue "ciarlatanerie", non è solo in cerca di attenzione, ma si nascondono gli interessi nazionali francesi, ma anche Il bottino da spartire in Libia che è enorme:
1) le maggiori riserve di petrolio in tutta l'Africa
2)  le vaste riserve di gas naturale;
3) le immense riserve di acqua fossile dallo strato di nubi
4) l'oro bianco più prezioso dell'oro nero;
5) il territorio libico stesso di primaria importanza geo strategica all'incrocio tra il Mediterraneo, l'Africa e il Medio Oriente.
Ci sarebbero anche Soros e i Rothschild tra i finanziatori “occulti” della campagna elettorale di Emmanuel Macron.
La rivelazione arriva da Macronleaks, il sito hacker che ha “divulgato” oltre 20mila e-mail relative alla campagna presidenziale francese, una montagna di documenti archiviata nelle caselle di posta elettronica dello staff di Emmanuel Macron che sono state messe on line e condivise con Wikileaks.
Ovviamente in questi casi l’autenticità è sempre in dubbio e dunque usiamo il condizionale, ma a scorrere quelle corrispondenze fiume si scopre che soldi a pioggia sono arrivati da:
Credit Agricole (otto milioni)
Dal colosso bancario Rothschild, da Soro,da Goldman-Sachs.
In euro, George Soros: 2.365.910,16 €, David Rothschild: 976.126,87 €,Goldman-Sachs: 2.145.100 €.
E a questo punto è lecito domandarsi cosa abbiano chiesto in cambio, questi magnati della finanza che sicuramente non agiscono per puro spirito “patriottico”, e quanto pesi il loro appoggio nelle scelte del presidente buonista.
Terrorismo
Mai il minimo cenno, però, a una revisione dei rapporti incestuosi della Francia con paesi come Qatar e Arabia Saudita, primi finanziatori dei movimenti radicali sunniti in tutto il Medio Oriente. 
Macron è un portatore sano delle idee con cui è stata gestita l’Europa nell’ultimo decennio e che con il loro impatto hanno fatto crescere di colpo i partiti e dei movimenti che quelli come Macron definiscono populisti.

domenica 17 giugno 2018

PROFESSIONE ONG


Nessuno si interroga su quanto costi esattamente armare delle navi ONG che magari in precedenza erano addette al trasporto di merci ricavandone un corrispettivo economico, quindi trasformando un inbarcazione in una nave di "salvataggio" di fatto si rinuncia ai precedenti introiti economicie commerciali, non conosco nessun imprenditore che sarebbe disposto a farlo, oltretutto per tenerle continuamente in navigazione, pagando i  relativi carburanti, il personale di bordo delle varie qualifiche e quello di terra per il supporto logistico/tecnologico e per il disbrigo delle pratiche portuali di ormeggio e rifornimento, senza ricavarne 1Cent.
Andiamo a vedere quali sono, nello specifico, le associazioni che si occupano di traghettare qui i migranti.
Cominciamo dalle più piccole.
Jugend Rettet, associazione Tedesca che appunto gestisce la nave Juventa,  
SeaEye, sempre tedesca è la Ong che possiede la nave Attiva dal 2015, nel solo 2016 ha portato in salvo (cioè in Italia) 5.568 migranti. 
Il sito Internet spiega che donando si può finanziarie il costo pari a 500.000 € annui per l'utilizzo della SeaEye al largo della Libia». https://sea-eye.org/it/

Sea-Watch, sempre  Tedesca, sempre fondata e pagata da privati e che nasce esattamente quando il nostro Paese ha deciso di sospendere Mare Nostrum. https://sea-watch.org/it/
Life Boat, altra Ong attiva nel Mediterraneo centrale e nata in Germania. https://international-maritime-rescue.org/active-members/other-ngos/lifeboat

Le  organizzazioni più grosse.
Medici senza frontiere, che oltre alla nave Prudence armena entrata in attività gestisce, assieme a Sos Méditerranée gestisce la Aquarius, sapete chi c’è tra i finanziatori di Medici senza frontiere?  la Open Society Foundation di George Soros.
Save the children, grazie alla nave Vos Hestia, Indovinate chi c’è tra i finanziatori di Save the children la Open Society Foundation di George Soros.
Diciamo che la circostanza delle sovvenzioni è perlomeno curiosa, che il magnate della finanza, grande sostenitore delle frontiere aperte, finanzi organizzazioni che vanno a recuperare i migranti vicino alle coste africane.
Boat Refugee Foundation, Olandese che gestisce l’attivissima nave Golfo Azzurro,
Proactiva Open Arms, Spagnola che si appoggia alle Nazioni Unite tramite l’International maritime rescue federation.

C’è un’altra organizzazione su cui vale la pena soffermarsi Si tratta del Moas, che gestisce le navi Topaz e Phoenix. https://www.moas.eu/it/
Si tratta di Migrant Offshore Aid Station, una associazione con sede a Malta, fondata da Christopher e Regina Catrambone (lui americano, lei italiana, entrambi imprenditori).
Christopher è stato tra i finanziatori di Hillary Clinton (donazione di 416.000 dollari per la campagna presidenziale), a  sua volta, ha ricevuto 500.000 dollari di donazione da Avaaz.org, cioè una «comunità» fondata dall’organizzazione Moveon.org, sapete a chi fa capo quest’ultima? George Soros.
I personaggi che ruotano attorno al Moas:

Chris Catrambrone, come ricostruito dai ricercatori della fondazione indipendente Gefira, (https://gefira.org/it/) ha lavorato per il Congresso degli Stati Uniti, dopo di che si è reinventato come investigatore assicurativo, lavorando in posticini tranquilli come Iraq e Afghanistan, a 25 anni ha fondato Tangiers Group, gruppo di compagnie specializzato in «assicurazioni, assistenza in situazioni d’emergenza» e «servizi di intelligence». http://www.tangiersgroup.com/
Catrambone è diventato milionario e ha deciso, nel 2013, di fondare il Moas, Tra i suoi consulenti  Robert Young Pelton proprietario di Dpx, un’azienda che produce coltelli utilizzabili in «zone di conflitto». https://dpxgear.com/ - Sul sito si legge che i suoi prodotti sono stati testati sul campo in Afghanistan, Somalia, Iraq e Birmania.
Pelton, in sostanza, fa da consulente per un’organizzazione che si occupa di soccorrere persone in fuga dalle guerre; poi però produce coltelli che si possono usare nelle guerre suddette.
Erik Prince di Blackwater, https://blackwaterprotection.com/ una delle più celebri società di contractors militare al mondo.
Tra le Ong che agiscono nelle nostre acque, praticamente tutte straniere, ce ne sono quattro tedesche, tre in qualche modo supportate da George Soros e una con sede a Malta attorno a cui ruotano personaggi piuttosto abituati agli scenari di guerra.
 
Di certo c'è che da quando le navi umanitarie si sono moltiplicate nel Mediterraneo e si sono spinte sempre più vicine alla costa libica, hanno sì aumentato il numero degli interventi passati da 5% al 50% dei salvataggi totali.
Perché? Semplice: gli scafisti mettono i disperati su barconi sempre più vecchi con sempre meno carburante, "tanto ci sono le Ong che le recuperano".

A partire dal settembre dell'anno scorso la procura di Catania ha registrato un improvviso proliferare di unità navali delle ong.

 Denuncia il procuratore Carmelo Zuccaro -

"Fanno il lavoro che prima svolgevano gli organizzatori -  accompagnano fino al nostro territorio i barconi dei migranti". 

Nei momenti di maggior picco è stata, infatti, registrata la presenza di ben tredici assetti navali.
Intervenendo alla seduta del Comitato di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è tornato a denunciare gli oscuri rapporti tra le ong e l'emergenza immigrazione su cui la procura ha recentemente aperto un fascicolo conoscitivo.

"Ci siamo voluti interrogare - ha spiegato - sulle evoluzioni del fenomeno e perché vi sia stato un proliferare così inteso di queste unità navali e come si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico".

Quello che è emerso da questa indagine conoscitiva è che il Paese europeo che ha dato vita alla maggior parte di queste ong è la Germania cui fanno capo quattro di queste organizzazioni con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee.
Il tutto, sottolinea Zuccaro, con costi mensili o giornalieri "elevati". "Aquarius" di Sos Mediterranee, a esempio, ha un costo di 11.000 euro al giorno. 

Il Moas di Christopher e Regina Catrambone, ong con sede a Malta, "ha costi per 400.000 euro mensili" e ha due navi Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz con bandiera delle Isole Marshall.  

"Crea sospetti - ha proseguito il procuratore di Catania - anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi". A questo punto, ha quindi concluso Zuccaro, "ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento: sarà compito della successiva fase conoscitiva. Faremo verifiche ulteriori sulle ong che portano migranti nel nostro distretto".

Credete davvero che a muovere tutto questo meccanismo sia la solidarietà umana?

P.S. Chi è Soros 

Soros di origini ungheresi naturalizzato americano, sopravvissuto all'Olocausto, Soros riuscì a trovare riparo, con il resto della famiglia, in Inghilterra, nel 1947.
Soros un uomo con pochi scrupoli nella  crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato che quello della finanza è un mondo di squali. 
L'uomo d'affari statunitense è spesso ricordato per aver lanciato, nel 1992, un attacco speculativo alla Banca d'Inghilterra e a quella d'Italia, costringendo i due Istituti a svalutare la moneta nazionale, operazioni che avrebbero generato un ricavo superiore al miliardo di dollari.
 
Il Soros Fund Management, fondo di investimento creato da Soros nel 1969, è da tempo una delle aziende più profittevoli nel mondo della finanza internazionale. Del resto, se così non fosse Soros non sarebbe di certo riuscito ad accumulare un capitale personale di circa 25 miliardi di dollari
Nel 1979, Soros creò la Open Society Foundation per gestire in maniera più trasparente e sistematica le sue operazioni filantropiche, ampliandone contemporaneamente il raggio d'azione. 



mercoledì 9 maggio 2018

Tutto quel che non torna del rapimento di Aldo Moro - di Luca Longo - www.linkiesta.it



Tutto quel che non torna del rapimento di Aldo Moro Luca Longo


Viaggio in tre puntate nelle molte zone oscure di uno degli episodi più tragici della storia italiana. Il caso Moro. Ecco tutto quello che non torna nelle ricostruzioni ufficiali. Errori, omissioni. E bugie

sabato 24 febbraio 2018

LAVORATORI USA E GETTA - GIG ECONOMY - #PRESADIRETTA

martedì 20 febbraio 2018

domenica 18 febbraio 2018

LA SCORTA ALLA BOLDRINI LAURA LA RABBIA DELLA POLIZIA #BOLDRINI #LAURABOLDRINI

#BOLDRINI #LAURABOLDRINI
Il Siulp conferma che MAI una carica istituzionale ha avuto un sistema di sicurezza e protezione così imponente. 
Il Sap consiglia ironicamente alla presidente della Camera di «stare attenta ai poliziotti malati». 
Il Coisp denuncia che uno «SCEMPIO» come quello dei 27 AGENTI DI POLIZIA  sono impegnati a garantire unicamente l’incolumità di #LAURABOLDRINI «E' UN OFFESA ALLO STATO,ALLE ISTITUZIONI, E A TUTTI GLI ITALIANI»
Il Siap chiede nuove regole. L’inchiesta pubblicata da Il FATTO QUOTIDIANO sull’enorme apparato di protezione per la terza carica dello Stato, il suo fidanzato e la figlia (che ci costa ogni anno oltre un milione e centomila euro) ha fatto infuriare i sindacati di Polizia. 
 
E a poco valgono le precisazioni del suo portavoce, il quale sostiene che non è stata lei a chiedere di rafforzare la scorta ma che, invece, a decidere sono stati i «responsabili di pubblica sicurezza». 
Una versione smentita dal segretario generale del Siulp di Roma: 
«Il Comitato di sicurezza e ordine pubblico, benché libero e scevro da qualunque condizionamento, non può non tener conto delle indicazioni che vengono fornite dal Presidente della Camera - afferma Saturno Carbone - E, per quanto ci sforziamo, non ricordiamo un altro caso di operatori di polizia che abbiano ricevuto l’ordine impartito dal Comitato di dormire nello stesso appartamento della carica istituzionale che proteggevano...Fino ad oggi sono sempre bastati la scorta e il posto fisso.  
 
Per concludere - dice ancora Carbone - fino a prova contraria, la persona che ha subito l’attentato a piazza Colonna era un appartenente alle forze dell’ordine e non una carica istituzionale. 
 
Se fosse vero che la scorta alla Presidente della Camera è stata rinforzata dopo quell’episodio, allora dovrebbero darla a ogni singolo agente o carabiniere...». 
 
Per il segretario del Sap, «la presidente della Camera, spesso critica nei confronti delle forze di polizia e sempre pronta a stringere le mani a tutti, fuorché alle vedove e ai parenti dei poliziotti morti in servizio, non può avere una scorta così rilevante. Ammiriamo da questo punto di vista il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che gode certamente di un dispositivo di sicurezza più discreto e che non si risparmia passeggiate a piedi e viaggi in treno - spiega Gianni Tonelli - Vorrei poi permettermi di dare un consiglio alla Presidente Boldrini, considerato che molti nella sua parte politica ritengono che la Polizia di Stato sia "malata". 
 
Stia molto attenta dal punto di vista della profilassi, considerato l'alto numero di poliziotti che frequenta ogni giorno e che rischiano la vita per proteggerla...». 
 
Il Siap, da parte sua, ritiene necessaria «l’introduzione di nuove regole di ingaggio in merito all’impiego e all’uso delle scorte adibite alle personalità istituzionali più rilevanti della Repubblica, per evitare che i poliziotti impegnati nei servizi siano esposti a richieste assurde, tra cui le intemperanze dettate da aspetti caratteriali e culturali della personalità scortata», propone il segretario Giuseppe Tiani. 
 
«Mi permetto di ricordare alla Presidente #LAURABOLDRINI - continua Tiani - che la scorta deve essere limitata ai casi di assoluta necessita, quando cioè sono realmente conclamati i rischi a cui sono esposte le personalità e, il principio deve valere anche per le figure istituzionali più importanti, per cui va fatta una selezione più stringente anche sul tipo di scorta da adottare e impiegare, considerati gli elevati costi». 
 
Secondo Franco Maccari, segretario del Coisp, il sistema delle scorte «è inefficiente, considerato che comporta non di rado costi del tutto evitabili e praticamente inutili, è soggetto ad abusi di ogni genere e necessita di una revisione completa, di una previsione chiara e rigida di compiti e di limiti entro cui deve svolgersi un servizio che resta pubblico, ma che troppi intendono come un rapporto di natura "privatistica", pensando di poterne disporre a proprio piacimento. 
 
La scorta - prosegue Maccari - è per lo più concepita come uno status symbol. 
Solo chi pensa di poter disporre di chi serve lo Stato (e non lo scortato, si badi bene) può concepire una frase come "intendo rinunciare alla scorta". 
Lo scortato può solo decidere di andare ben oltre i limiti della correttezza e dell'onestà, prendendoci gusto e finendo per abusare di un servizio reso nel solo interesse dello Stato. Denunciamo da tempo certi scempi che, soprattutto in tempi in cui si chiedono sacrifici agli italiani e miracoli ai Poliziotti, sono un'offesa allo Stato, alle Istituzioni, a tutti i cittadini».
 
FONTE http://www.llfatto.it/2018/02/08/poliziotti-costretti-dormire-la-boldrini-27-agenti-scorta-oltre-1-milione-euro-lanno/